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Archive for the ‘Storia contemporanea’ Category

In questo post non parlo direttamente di storia ma propongo la recensione a un romanzo che ha una propria ambientazione storica e geografica nella Messina della Seconda Guerra Mondiale.

Ci sono tanti scrittori che non diventeranno mai famosi e che hanno scritto cose mai pubblicate, alcuni di questi sono scrittori molto validi ed i pochi fortunati a leggere le loro opere sono solo amici e parenti. Mi è capitato  di ricevere in regalo un libro, un libro fuori commercio e stampato in proprio in una tipografia solo per essere regalato a parenti e amici. E’ stato senza dubbio un regalo gradito anche perchè a farmelo è stato l’autore. Si tratta di un breve racconto, un piccolo romanzo che ho divorato in un pomeriggio e che ha stimolato la mia riflessione. La recensione che segue è un modo per condividere con i lettori di questo blog quanto letto, ma è anche un modo per ringraziare l’autore.

Rivolgo un appello alle case editrici affinchè prendano in considerazione questo racconto.

“LE ALI DELL’AURORA” di Antonino Bonadonna, Tipografia Città del Ragazzo, Messina, Giugno 2009

Il breve romanzo ci presenta un’istantanea della Messina tormentata dai bombardamenti angloamericani nella calda estate del 1943, in quei giorni tonnellate di bombe furono sganciate sulla città mettendo a dura prova non solo i nervi e le energie dei soldati ma anche l’esistenza dei molti Messinesi. In quei giorni il grosso dell’esercito tedesco e dell’esercito italiano ripiegava e si ritirava verso il Continente, migliaia di uomini si trovarono quindi in città, pronti ad imbarcarsi. E da questa abbondanza di uomini, di esperienze vissute nelle dure circostanze della guerra, sicuramente emerge l’umanità dei personaggi: i personaggi del racconto sono tutti vivi, provano sentimenti umani e comprensibili pur essendo protagonisti di gesti di eroismo, sia militare che popolare. Lo stesso eroismo dei cavalieri e degli uomini del medioevo che avevano una ben chiara gerarchia di valori ed una realistica visione della vita. Nel racconto emergono tutte le esperienze ed i ricordi dei protagonisti che si fanno portatori della memoria collettiva della città di Messina, con la sua storia, le sue tradizioni, le sue glorie, le sue sconfitte, le sue devozioni e la sua religiosità. I messinesi del romanzo sanno bene chi sono, hanno una identità ben definita e sanno bene cosa vogliono: un futuro da poter costruire, una casa, una famiglia, un luogo in cui poter pregare e soprattutto vogliono la pace per i loro figli. Sono coscienti di potersi rialzare così come avevano fatto qualche decennio prima con dopo il terribile terremoto. Ma un effetto peggiore sulla città ebbe la Grande Guerra, non provocata dalla natura ma dalle ideologie che volevano portare un paradiso in terra ma che alla fine sono riusciti solo a creare un inferno. E in quell’inferno i messinesi hanno continuato a vivere prendendo confidenza con le sirene di allarme, con i rifugi e le esplosioni delle bombe, in quell’inferno hanno dimostrato che la speranza non è un auspicio astratto ma una certezza concreta per una vita futura. Per il raggiungimento di questi obiettivi ed a questi valori i protagonisti del romanzo dedicano i loro atti di eroismo, anche se lontani da casa, anche in un campo di prigionia nemico, anche sotto i bombardamenti, anche in combattimenti, anche in fuga tra i boschi, anche ammirando lo splendito panorama dello Stretto dai colli che proteggono le spalle della Città, in tutte queste circostanze dimostrano una straordinaria coerenza di fede, parole e azioni.

Ci sono anche altre caratteristiche che rendono piacevole il racconto. Si nota subito che l’autore ha dimestichezza con la poesia, riesce con poche parole a descrivere sentimenti e stati d’animo, dove non vi riesce utilizza in una pagina i versetti delle lodi del mattino della liturgia delle ore messe in bocca al cappellano militare, sintesi perfetta di stati d’animo, speranze e certezze. Ad altri scrittori non sarebbero bastate mille pagine pesanti e noiose ma a lui invece è bastato un breve racconto per fornirci quest’istantanea di Messina ma soprattutto dei messinesi di quel tempo.

Il racconto può certamente essere uno stimolo per i messinesi del nostro tempo, così persi nell’egoismo e nelle cose materiali da scordare la propria storia e perdere la speranza, l’augurio è che in futuro possano riprendere la propria strada e risollevarsi e riuscire anche loro a vedere di notte l’Arcobaleno Bianco visto da uno dei protagonisti del romanzo che a questo punto sarebbe più corretto definire non come un breve racconto bensì come una lunga poesia.

Antonino Teramo

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Altro contributo al sito Zancleweb, pubblicato il 12 aprile 2011, si tratta della continuazione del precedente articolo. La storia recente del santuario di Dinnammare attraverso le sue lapidi.

Lapide Dinnammare Apostole Sacra FamigliaA poco più di 100 anni dal pellegrinaggio del  luglio 1889 (vedere il seguente articolo pubblicato il 30 marzo scorso),  nel santuario diocesano di Dinnammare si tenne un altro pellegrinaggio degno di nota. Come ricorda una lapide l’Episcopato sicilianoha ripetuto il 9 maggio 1990 lo storico pellegrinaggio di poco più di cento anni prima.In quell’occasione i vescovi siciliani, convenuti a Messina per l’assemblea della CESI per la  presentazione ufficiale del documento “Chiesa italiana e Mezzogiorno, sviluppo nella solidarietà”, in devoto pellegrinaggio, affidarono alla Madonna di Dinnammare le loro preoccupazioni implorando «materna assistenza per tutte le popolazioni della nostra cara Sicilia».
Altro evento va ricordato in quell’anno: il centenario della fondazione della congregazione delle Apostole della Sacra Famiglia. (altro…)

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I miei appunti su un frammento della storia del Santuario di Dinnammare (Messina), un piccolo contributo al sito Zancleweb pubblicato il 30 marzo 2011.

lapide dinnammareNell’‘800 la devozione mariana in tutta la Chiesa Cattolica ha una grandissima diffusione. Le apparizioni di Rue du Bac a Parigi nel 1830 e di Lourdes nel 1858, senza scordare l’apparizione di La Salette nel 1846, rendono ancora più vive antiche forme di devozione che in quel secolo vanno rinnovandosi ed arricchendosi. Nel 1854 papa Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata Concezione,  rilanciando in modo straordinario una devozione a cui da secoli la Sicilia è particolarmente legata. Nella Sicilia di quegli anni va diffondendosi la popolarità dei santuari mariani e tra questi sempre più notorietà acquisisce un piccolo santuario nell’Arcidiocesi di Messina: quello dedicato alla Madonna di Dinnammare.
Il santuario si trova sul punto più alto dei monti Peloritani a circa 1330 metri d’altezza. Nel XIX secolo la via più comoda, perché più breve, per raggiungere quel luogo è costituita dai sentieri che dal villaggio di Larderia risalgono il monte fino alla cima. Non è difficile immaginare il percorso, praticato ancora oggi da numerosi pellegrini in agosto in occasione della festa liturgica, che nell’ ‘800 era necessario affrontare per giungere al santuario.
Una lapide dentro il santuario, purtroppo mutila, ricorda un importante pellegrinaggio nella data del 13 luglio 1889. In quell’occasione il cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, Arcivescovo di Catania oggi venerato dai cattolici come Beato, insieme al mons. Giuseppe Guarino, Arcivescovo di Messina e Archimandrita del SS.Salvatore (con in corso una causa di beatificazione), unitamente a mons. Giovanni Blandini, Vescovo di Noto, celebrarono un solenne pellegrinaggio. La lapide ricorda che i tre importanti prelati erano accompagnati dal Vicario generale della Diocesi di Messina, dai rispettivi segretari, da numerosi sacerdoti, che erano cappellani dei villaggi sottostanti, e da “molto popolo”.
L’evento è senza alcun dubbio di una certa rilevanza, se si considera le ridotte dimensioni del santuario, la difficoltà di raggiugere il luogo e l’importanza dei tre presuli che lì devotamente si sono ritrovati. Probabilmente in quell’occasione era anche presente il professor Contardo Ferrini, studioso di diritto romano di fama internazionale a quel tempo docente dell’Università di Messina, proclamato Beato nel 1947 da Pio XII.
In una lettera scritta da mons. Guarino all’amico Card. Celesia, Arcivescovo di Palermo, veniva ricordato il pellegrinaggio: «Il pellegrinaggio uscì assai devoto: sul monte trovammo tanta gente e tutti i Cappellani e preti semplici dei Villaggi sottostanti. Sua Santità ha mandato a tutti l’Apostolica Benedizione e l’espressione del Suo sommo gradimento. In un breve discorso assai poco potei dire di San Benedetto e di Montecassino: quest’uomo e quel Monistero sono un abisso di Grandezze…».  La lettera, conservata nell’Archivio Storico Diocesano di Palermo, porta la data del 24 luglio 1889.

Antonino Teramo

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Breve profilo biografico del Cardinale Giuseppe Guarino, pubblicato su Zancleweb il 5 marzo 2011.

cardinale guarinoProtagonista della Chiesa messinese del XIX secolo fu senza dubbio il Cardinale Giuseppe Guarino, arcivescovo di Messina dal 1875 fino alla morte avvenuta nel 1897. Ci troviamo di fronte ad un uomo con qualità non comuni. Nato a Montedoro (Cl) nel 1827. La sua formazione, nella Sicilia pre-unitaria, è segnata dagli studi di morale, di diritto canonico e di diritto pubblico condotti presso il prestigioso collegio dei Santi Agostino e Tommaso di Agrigento. Gli incarichi di responsabilità ricoperti a Palermo, prima presso il Tribunale di Regia Monarchia e Apostolica Legazia, poi nella Segreteria di Stato dell’allora Regno delle due Sicilie ed infine presso il Dicastero degli Affari Ecclesiastici della Luogotenenza di Sicilia, gli consentono di acquisire una profonda conoscenza dei problemi del tempo. Sempre a Palermo dal 1857 è nominato canonico beneficiale della Basilica Costantiniana della Magione, dignità che tuttavia gli porta ben pochi vantaggi economici perché le rendite di quella chiesa erano state incamerate dal governo ed assegnate come appannaggio ad un principe della famiglia reale. Dopo la formazione dello Stato unitario rifiuta la proposta di un incarico governativo nella nuova capitale Torino.
Libero da incarichi istituzionali si dedica quindi ad un’intensa attività pastorale e diviene uno dei membri del clero “zelante” palermitano che in quegli anni difficili, nella fedeltà alla Santa Sede, si prodigava in un impegnato apostolato culturale e Sociale. (altro…)

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