Feeds:
Articoli

Archive for the ‘Storia della Chiesa’ Category

Articolo pubblicato su Zancleweb il 22 gennaio 2012 che riguarda il rapporto tra Annibale Maria di Francia e la poesia

annibaleUn aspetto della personalità di Sant’Annibale Maria di Francia spesso sottovalutato o tenuto in poco conto è quello relativo alla sua attività poetica. E’ vero che questa passa nell’immaginario comune in secondo piano rispetto alle opere caritative e alle virtù cristiane esercitate dal canonico messinese, ma è pur vero che costituisce anche un elemento importante della sua formazione culturale e religiosa.
In un libro di poesie dal significativo titolo di «Fede e Poesia», pubblicato a Oria nel 1926, presso la Tipografia Antoniana dell’orfanotrofio da lui fondato, lo stesso Padre Annibale in una breve prefazione spiega il suo rapporto con la poesia ed espone i punti fermi della sua poetica.
Raccontava come fin dall’età di nove anni avesse cominciato a comporre versi e che egli stesso ritenesse questo suo interesse ereditato dal padre (che non conobbe mai perché morto quando lui aveva appena due anni) che aveva studiato i classici e aveva anche scritto poesie, e dalla madre che possedeva un buon gusto poetico. All’età di sedici anni ebbe come insegnante il poeta messinese Felice Bisazza che giudicava pari ai più grandi poeti moderni, distinguendo a quel  punto i poeti “moderni” dai “contemporanei”, coloro che hanno per capofila Carducci. Ed è proprio contro la poetica di Giosuè Carducci che il poeta Annibale Maria di Francia scaglia la sua critica, scriveva infatti: (altro…)

Read Full Post »

Recensione di un libro di Giuseppe Campagna su Sciglio e i Santi Cosma e Damiano, pubblicata su Zancleweb il 19 ottobre 2011.  

copertina Sciglio e i Santi Cosma e DamianoIl 21 settembre scorso, a Sciglio di Roccalumera nei locali della Parrocchia è stato presentato il libro  “Sciglio e i Santi Cosma e Damiano – Storia, fede, tradizione” di Giuseppe Campagna. Si tratta di un libro degno di essere segnalato ai lettori di questo sito per diversi motivi.
Prima di tutto si tratta di uno studio condotto con passione da un giovane storico con già alle spalle una solida formazione e con davanti a sé ampi margini di miglioramento. La passione e l’interesse verso i luoghi natii rendono ancora più interessante l’argomento, trattato anche con metodo e precisione che danno al libretto la dignità di un lavoro scientifico. A questo va aggiunto il fatto che il libro è stato stampato a spese dell’autore, senza quindi alcuna certezza di guadagno a dimostrazione che né le istituzioni né le case editrici investono abbastanza sui giovani ricercatori preferendo spesso la ristampa di vecchie opere di storia locale che si basano su studi di eruditi antichi, studi molto spesso smentiti dai documenti d’archivio.
Come specificato dal prof. Francesco Paolo Tocco dell’Università di Messina, nella sua prefazione al libro, “si tratta di un lavoro di microstoria, non di semplice storia locale, perché l’autore ha accuratamente evitato di riportare alla rinfusa voci incontrollabili e enfatizzazioni provincialistiche, limitandosi a ricostruire solo ciò che gli era consentito dalla documentazione superstite […]. Ma è un lavoro microstorico soprattutto per la capacità dimostrata dall’autore nella contestualizzazione su più ampi sfondi storici della piccola vicenda di un piccolo centro […].” (pag. 7). E’ appunto il metodo con cui è stato scritto il piccolo testo di appena 143 pagine a renderlo affidabile. Degna di rilievo è l’ampia utilizzazione di documenti d’archivio che l’autore trascrive con abilità, riportando la traduzione dal latino in nota, dando quindi anche un taglio divulgativo al suo lavoro che può essere fruito da ogni tipo di lettore. (altro…)

Read Full Post »

Articolo su un Crocifisso scolpito da Frate Umile da Petralia, pubblicato su Nebrodi Network il 15 dicembre 2010.

 

Read Full Post »

Altro contributo al sito Zancleweb, pubblicato il 12 aprile 2011, si tratta della continuazione del precedente articolo. La storia recente del santuario di Dinnammare attraverso le sue lapidi.

Lapide Dinnammare Apostole Sacra FamigliaA poco più di 100 anni dal pellegrinaggio del  luglio 1889 (vedere il seguente articolo pubblicato il 30 marzo scorso),  nel santuario diocesano di Dinnammare si tenne un altro pellegrinaggio degno di nota. Come ricorda una lapide l’Episcopato sicilianoha ripetuto il 9 maggio 1990 lo storico pellegrinaggio di poco più di cento anni prima.In quell’occasione i vescovi siciliani, convenuti a Messina per l’assemblea della CESI per la  presentazione ufficiale del documento “Chiesa italiana e Mezzogiorno, sviluppo nella solidarietà”, in devoto pellegrinaggio, affidarono alla Madonna di Dinnammare le loro preoccupazioni implorando «materna assistenza per tutte le popolazioni della nostra cara Sicilia».
Altro evento va ricordato in quell’anno: il centenario della fondazione della congregazione delle Apostole della Sacra Famiglia. (altro…)

Read Full Post »

I miei appunti su un frammento della storia del Santuario di Dinnammare (Messina), un piccolo contributo al sito Zancleweb pubblicato il 30 marzo 2011.

lapide dinnammareNell’‘800 la devozione mariana in tutta la Chiesa Cattolica ha una grandissima diffusione. Le apparizioni di Rue du Bac a Parigi nel 1830 e di Lourdes nel 1858, senza scordare l’apparizione di La Salette nel 1846, rendono ancora più vive antiche forme di devozione che in quel secolo vanno rinnovandosi ed arricchendosi. Nel 1854 papa Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata Concezione,  rilanciando in modo straordinario una devozione a cui da secoli la Sicilia è particolarmente legata. Nella Sicilia di quegli anni va diffondendosi la popolarità dei santuari mariani e tra questi sempre più notorietà acquisisce un piccolo santuario nell’Arcidiocesi di Messina: quello dedicato alla Madonna di Dinnammare.
Il santuario si trova sul punto più alto dei monti Peloritani a circa 1330 metri d’altezza. Nel XIX secolo la via più comoda, perché più breve, per raggiungere quel luogo è costituita dai sentieri che dal villaggio di Larderia risalgono il monte fino alla cima. Non è difficile immaginare il percorso, praticato ancora oggi da numerosi pellegrini in agosto in occasione della festa liturgica, che nell’ ‘800 era necessario affrontare per giungere al santuario.
Una lapide dentro il santuario, purtroppo mutila, ricorda un importante pellegrinaggio nella data del 13 luglio 1889. In quell’occasione il cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, Arcivescovo di Catania oggi venerato dai cattolici come Beato, insieme al mons. Giuseppe Guarino, Arcivescovo di Messina e Archimandrita del SS.Salvatore (con in corso una causa di beatificazione), unitamente a mons. Giovanni Blandini, Vescovo di Noto, celebrarono un solenne pellegrinaggio. La lapide ricorda che i tre importanti prelati erano accompagnati dal Vicario generale della Diocesi di Messina, dai rispettivi segretari, da numerosi sacerdoti, che erano cappellani dei villaggi sottostanti, e da “molto popolo”.
L’evento è senza alcun dubbio di una certa rilevanza, se si considera le ridotte dimensioni del santuario, la difficoltà di raggiugere il luogo e l’importanza dei tre presuli che lì devotamente si sono ritrovati. Probabilmente in quell’occasione era anche presente il professor Contardo Ferrini, studioso di diritto romano di fama internazionale a quel tempo docente dell’Università di Messina, proclamato Beato nel 1947 da Pio XII.
In una lettera scritta da mons. Guarino all’amico Card. Celesia, Arcivescovo di Palermo, veniva ricordato il pellegrinaggio: «Il pellegrinaggio uscì assai devoto: sul monte trovammo tanta gente e tutti i Cappellani e preti semplici dei Villaggi sottostanti. Sua Santità ha mandato a tutti l’Apostolica Benedizione e l’espressione del Suo sommo gradimento. In un breve discorso assai poco potei dire di San Benedetto e di Montecassino: quest’uomo e quel Monistero sono un abisso di Grandezze…».  La lettera, conservata nell’Archivio Storico Diocesano di Palermo, porta la data del 24 luglio 1889.

Antonino Teramo

Read Full Post »

Breve profilo biografico del Cardinale Giuseppe Guarino, pubblicato su Zancleweb il 5 marzo 2011.

cardinale guarinoProtagonista della Chiesa messinese del XIX secolo fu senza dubbio il Cardinale Giuseppe Guarino, arcivescovo di Messina dal 1875 fino alla morte avvenuta nel 1897. Ci troviamo di fronte ad un uomo con qualità non comuni. Nato a Montedoro (Cl) nel 1827. La sua formazione, nella Sicilia pre-unitaria, è segnata dagli studi di morale, di diritto canonico e di diritto pubblico condotti presso il prestigioso collegio dei Santi Agostino e Tommaso di Agrigento. Gli incarichi di responsabilità ricoperti a Palermo, prima presso il Tribunale di Regia Monarchia e Apostolica Legazia, poi nella Segreteria di Stato dell’allora Regno delle due Sicilie ed infine presso il Dicastero degli Affari Ecclesiastici della Luogotenenza di Sicilia, gli consentono di acquisire una profonda conoscenza dei problemi del tempo. Sempre a Palermo dal 1857 è nominato canonico beneficiale della Basilica Costantiniana della Magione, dignità che tuttavia gli porta ben pochi vantaggi economici perché le rendite di quella chiesa erano state incamerate dal governo ed assegnate come appannaggio ad un principe della famiglia reale. Dopo la formazione dello Stato unitario rifiuta la proposta di un incarico governativo nella nuova capitale Torino.
Libero da incarichi istituzionali si dedica quindi ad un’intensa attività pastorale e diviene uno dei membri del clero “zelante” palermitano che in quegli anni difficili, nella fedeltà alla Santa Sede, si prodigava in un impegnato apostolato culturale e Sociale. (altro…)

Read Full Post »

L’articolo che riporto di seguito era stato scritto nel lontano 2007 per una rivista studentesca ma poi pubblicato per diversi motivi soltanto nel 2009 nella rivista Primavera Peloritana (Anno I Numero 1  ottobre – novembre 2009). Anche le foto a corredo dell’articolo sono opera mia.

Passeggiando per via Giacomo Venezian proprio all’incrocio con Piazza Pugliatti, volgendo lo sguardo dall’alto in basso dalla recinzione del complesso dell’Università, in quell’angolo dimenticato, è possibile ammirare l’antico portale del collegio dei Gesuiti: la prima università della città di Messina. Purtroppo si trovava fino a qualche tempo fa  in evidente stato di abbandono tra detriti vari e alcuni rifiuti che  si trovavano nello spazio adiacente, adesso l’area è stata ripulita e le erbacce e la spazzatura rimosse, eppure l’opera d’arte nonostante il valore artistico e simbolico non indifferente continua ad essere dimenticata e sconosciuta. Il portale infatti è tutto ciò che rimane del collegio dei gesuiti progettato agli inizi del XVII secolo dall’architetto messinese di formazione romana Natale Masuccio. Papa Paolo III Farnese aveva emanato il 16 novembre 1548 la bolla “Copiosus in misericordia Dominus” che istituiva a Messina il Messanense Studium Generale. Il mese dopo con un’altra bolla papale, la “Summi sacerdotis ministerio” veniva istituito quello che si può definire il primo collegio gesuitico al mondo: Primum ac prototipum come scritto nella lapide che sormonta il portale. Sant’ Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti, aveva visto in Messina un centro strategico destinato a sorreggere culturalmente la penetrazione Cristiana nel mondo dell’oriente Ortodosso e Musulmano, si trattava quindi di mettere in pratica un disegno politico e pedagogico di grande importanza per tutta la Cristianità. I Gesuiti si assumevano allora il compito di formare i cristiani e non è possibile trascurare il fatto che proprio in quel periodo il luteranesimo stava diffondendosi in tutta Europa colpendo la gerarchia e la dottrina della Chiesa che a sua volta aveva risposto con la controriforma e col Concilio di Trento, una risposta culturale ad un attacco fatto ai fondamenti stessi della dottrina cattolica e della cultura europea. Il collegio di Messina, chiesto dai giurati messinesi formalmente fin dal dicembre 1547 e chiesto anche dal viceré Juan de Vega, fu quindi il primo in assoluto e divenne modello per i successivi che la Societate Iesu avrebbe aperto in seguito, fu quindi l’inizio di un progetto su vasta scala. Nasceva così la prima Università della città di Messina dove si insegnavano  Diritto, Teologia, Logica, Filosofia, Matematica, Ebraico, Retorica, Grammatica, Greco ed i cosiddetti Studia Humanitatis. Ignazio di Loyola inviò a Messina il confratello Pietro Canisio, uomo di grande spessore umano e culturale, oggi venerato dai cattolici come Santo e Dottore della Chiesa, grande maestro di teologia che organizzerà ed insegnerà nel collegio per anni prima di andare a svolgere la stessa attività a Bologna.

Ripercorso questo rapido exursus storico, mettendo da parte il campanilismo e non dimenticando anche i fatti meno piacevoli come i contrasti tra i giurati messinesi ed i gesuiti, non è esagerato affermare che quel portale dimenticato in quell’angolo meriterebbe una collocazione migliore e la visibilità che gli spetta essendo l’unica reliquia delle vestigia architettoniche della prima Università. Il portale, che avrebbe bisogno anche di un intervento di restauro, meriterebbe almeno di essere segnalato ai molti studenti che ne ignorano persino l’esistenza ed ai messinesi a cui quelle pietre sembrano non edificate da loro e per loro e che quindi stentano a trovare un’identità che dicono sia stata cancellata dal terremoto, eterno alibi per giustificare la cancellazione della memoria.

Sono tante le vestigia dimenticate nei vari angoli di Messina, e sono in molti i messinesi che ne ignorano la storia ed il significato. Occorre quindi ricordarne il valore affinché non costituiscano l’epitaffio di una cultura morta ma continuino ad avere un senso e possano servire per costruire un futuro migliore.

Antonino Teramo

Read Full Post »

« Newer Posts

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: