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E’ stato pubblicato nel gennaio scorso sulla rivista  “Il servo di Dio Card. Giuseppe Guarino. ATTUALITA’ DI UN MESSAGGIO” (n° 3-4 2012, pp. 14-15) un articolo divulgativo sullo stemma araldico del Presule. Ci tengo a precisare , come tra l’altro specificato anche nel contenuto dell’articolo, che si tratta soltanto un’esposizione in forma divulgativa e semplificata di parte dei risultati di un mio breve studio araldico che sarà pubblicato negli Atti del Convegno sul Cardinale Giuseppe Guarino.

Di seguito l’articolo, si consiglia la visione a schermo intero:

Articolo pubblicato su Nebrodi Network il 25 maggio 2012 in cui espongo quanto accaduto in un convegno da me moderato il 22 aprile 2012 a San Piero Patti. 

Articolo pubblicato su zancleweb il 21 febbraio 2012. Una breve presentazione di una mostra sugli affreschi del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti.

buongovernoTra il 1337 e il 1339  Ambrogio Lorenzetti, fratello minore del pittore Pietro, realizzava nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena un importante ciclo di affreschi. La grande novità che caratterizzava l’opera pittorica era la tematica trattata, per la prima volta  veniva rappresentato in un ciclo di grande rilevanza un tema “civile” e non religioso: Il Buon Governo. Anche se l’aspetto religioso è comunque presente e integrato nell’opera perché legato in modo imprescindibile alla visione del mondo degli uomini medievali, edificatori e abitatori di una società che aveva in Dio il suo fine ultimo, l’opera veniva realizzata su commissione del “governo dei Nove” così chiamato dal numero dei governatori che dal 1287 al 1355 amministrarono la città di Siena portando risultati giudicabili positivamente dal numero di opere pubbliche portate a termine. Continua a leggere »

Articolo pubblicato su Zancleweb il 22 gennaio 2012 che riguarda il rapporto tra Annibale Maria di Francia e la poesia

annibaleUn aspetto della personalità di Sant’Annibale Maria di Francia spesso sottovalutato o tenuto in poco conto è quello relativo alla sua attività poetica. E’ vero che questa passa nell’immaginario comune in secondo piano rispetto alle opere caritative e alle virtù cristiane esercitate dal canonico messinese, ma è pur vero che costituisce anche un elemento importante della sua formazione culturale e religiosa.
In un libro di poesie dal significativo titolo di «Fede e Poesia», pubblicato a Oria nel 1926, presso la Tipografia Antoniana dell’orfanotrofio da lui fondato, lo stesso Padre Annibale in una breve prefazione spiega il suo rapporto con la poesia ed espone i punti fermi della sua poetica.
Raccontava come fin dall’età di nove anni avesse cominciato a comporre versi e che egli stesso ritenesse questo suo interesse ereditato dal padre (che non conobbe mai perché morto quando lui aveva appena due anni) che aveva studiato i classici e aveva anche scritto poesie, e dalla madre che possedeva un buon gusto poetico. All’età di sedici anni ebbe come insegnante il poeta messinese Felice Bisazza che giudicava pari ai più grandi poeti moderni, distinguendo a quel  punto i poeti “moderni” dai “contemporanei”, coloro che hanno per capofila Carducci. Ed è proprio contro la poetica di Giosuè Carducci che il poeta Annibale Maria di Francia scaglia la sua critica, scriveva infatti: Continua a leggere »

In questo contributo a Zancleweb pubblicato il 22 dicembre 2011 espongo qualche riflessione su una lapide di Barcellona Pozzo di Gotto. Ovviamente si tratta solo di una prima impressione e si rimanda a studi più approfonditi.

fotografia-di-filippo-imebesiL’architetto Filippo Imbesi, in una meritoria raccolta di lapidi presenti nella città di Barcellona Pozzo di Gotto, segnala un’interessante lapide nei pressi della via Bellinvia, luogo in cui sorge una cappella privata fatta realizzare dalla famiglia messinese Picardi nella seconda metà del XIX secolo.
Ormai il piccolo edificio risulta compresso tra i palazzi moderni e non svolge più le originarie funzioni di culto. Al suo interno sono custodite le lapidi commemorative di Paola Picardi e del marito Carlo Broggi (1881 – 1968), architetto razionalista, progettista anche del Palazzo dell’INA di Roma (1920) e del Quartier Generale delle Nazioni Unite di Ginevra (1937).
Nel prospetto principale della cappella è inserita invece la lapide in questione. Quasi certamente quest’ultima proviene da Messina, presenta al centro il classico stemma Francescano con le due braccia incrociate e la croce al centro, ai lati due tondi: una  Madonna con Bambino e  dall’altro lato un San Francesco.
Al centro invece reca la seguente epigrafe:
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Breve recensione di un saggio di Armando Donato, sui cannoni recuperati dalle sabbie di Capo Peloro, pubblicata su Zancleweb il 9 novembre 2011. 

armi-antiche-accademia-san-marcianoE’ stato pubblicato nel mese di ottobre “Armi Antiche 2011, Italia 150”, il bollettino dell’Accademia di San Marciano di Torino (Chiaromonte editore), importante associazione di studiosi di storia militare, armi antiche, vessillologia, uniformologia e altre discipline collegate alla storia militare. Fondata nel 1951, l’Accademia di San Marciano dal 1953 pubblica annualmente il Bollettino “Armi Antiche”. Unico in Italia in tale settore e ritenuto tra i migliori in tutto il mondo, come attesta la sua presenza nelle biblioteche dei maggiori musei, istituti e dipartimenti d’Europa e d’America, esso accoglie articoli di ricercatori italiani e stranieri, spesso tra i maggiori collezionisti ed esperti di armi antiche, ordinari e conservatori di armerie. Quest’ultimo bollettino è dedicato, come si evince dal titolo, al centocinquantesimo anniversario dell’Unità politica d’Italia. La storia militare, l’aspetto militare della storia, ha rivestito un ruolo importante sia nella formazione dell’identità italiana in epoca moderna sia nei fatti che portarono alla costituzione di uno stato unitario nel 1861. L’approccio degli studiosi è, come specificato in un articolo introduttivo, «trattando le fonti sine ira et studio (come del resto la metodologia della ricerca storica impone), sicuramente senza rumori che attirino particolarmente l’attenzione» (p.6).
Si trova così in questo bollettino, stampato a Torino e diffuso come già detto in tutto il mondo tra gli esperti del settore, un consistente saggio dello studioso messinese Armando Donato dal titolo “Artiglierie ad avancarica a Messina; Storia e caratteristiche” che tocca da vicino la nostra città trattando dei tre cannoni navali ad avancarica recuperati dall’Amministrazione Comunale di Messina nel gennaio 2010 tra le sabbie di Capo Peloro. Continua a leggere »

Breve resoconto degli ultimi rinvenimenti archeologici nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), pubblicato su Zancleweb il 30 ottobre 2011 (le immagini  che accompagnano l’articolo non sono miei ma del gruppo di Filippo Imbesi).

 

larch-imbesi-con-alcuni-membri-del-gruppo-di-ricerca-durante-le-esplorazioni-del-territorioOrmai da diversi mesi  a Barcellona Pozzo di Gotto quasi nel silenzio più assoluto sta accadendo un fatto di notevole importanza dal punto di vista culturale. Un gruppo di appassionati, guidato e coordinato dall’architetto Filippo Imbesi (già autore di un apprezzato lavoro sui feudi nel barcellonese e sul monastero di Gala e di diversi articoli su riviste storiche) sta esplorando sistematicamente il territorio allo scopo di censire le numerosissime “tombe a grotticella” che, quasi a dispetto della loro evidenza, sono passate inosservate e ignorate dagli studiosi fino ad oggi.
In realtà qualche studio in passato c’è già stato: le ricerche svolte prima da Vincenzo Cannizzo e poi Carmelo Famà e infine da Pietro Genovese nell’arco del secolo XX. Queste indagini però analizzavano un’area limitata del territorio non mettendo in luce quanto Filippo Imbesi col suo gruppo di appassionati e studiosi, raccoltisi spontaneamente attorno a lui, hanno scoperto e continuano a scoprire nelle loro ricognizioni. Al giorno d’oggi sono state individuate oltre 150 “tombe a grotticella” (ma il numero pare destinato a salire di volta in volta), quasi tutte di una stessa tipologia che lascia intendere una comune usanza funeraria e la presenza di uno spirito religioso delle popolazioni che le hanno realizzate. Le tombe, scavate nella roccia, risalgono probabilmente all’età del bronzo (quindi ad un periodo protostorico) ma è possibile ritenere che furono utilizzate anche in epoche successive anche per usi diversi. Si tratta di un’area archeologica  molto vasta che supera i confini territoriali del comune di Barcellona Pozzo di Gotto andando anche nei territori di Catroreale, di Rodì Milici e Terme Vigliatore. I ritrovamenti archeologici venuti fuori in queste aree se collegati idealmente tra loro potrebbero aprire nuove prospettive di studio su un periodo che va dalla protostoria fino alla presenza greca in Sicilia. Nella zona, non molto lontano, infatti alcuni archeologi, primo fra tutti Luigi Bernabò Brea, hanno voluto collocare il fiume Longano, identificandolo con l’attuale torrente Termini. Ma restando per un attimo fuori dagli studi e dagli scavi condotti per l’individuazione della città di Longane, certamente la presenza di tante tombe di una stessa tipologia e tutte di uno stesso periodo storico non può passare inosservata agli studiosi ma anche alle istituzioni. Continua a leggere »

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